Metronom - Marco Signorini - ((Ra))



Home Page
Come Raggiungerci
Contatti

((Ra))
      Comunicato Stampa
      Testo W. Guadagnini Abstract

142 viale G. Amendola
41100 Modena (Italy)
Tel. +39 059 344692

ENIGMI E INCANTI

Walter Guadagnini

La ricerca di Marco Signorini (diciamolo subito, la meno legata alla cultura fotografica italiana tra tutte quelle della sua generazione) si fonda sul rapporto ambiguo tra ciò che è visibile e ciò che è inesprimibile, tra il visto e il non-detto. [...] Cosa facciano queste figure, questi oggetti, non è dato chiaramente sapere; non è dato sapere perché si trovino lì, cosa le abbia condotte su quelle rive, in quelle distese di confine tra terra, acqua e cielo, autentiche rivelazioni del concetto stesso di finis terrae. Pensano, guardano, giocano, corrono: due verbi d'azione, due di riflessione, ma in nessun caso vengono forniti elementi per sapere a cosa stiano pensando, a cosa stiano giocando, verso dove stiano correndo; solo possiamo intuire dove stiano guardando, ma la risposta è in un punto dell'orizzonte lontano dove, almeno per ciò che si può vedere all'interno della cornice, nulla di significativo accade. Signorini elimina dalla costruzione dell'immagine quel senso narrativo che pure suggerisce nell'ambientazione delle sue fotografie e nella stessa loro sequenza: ogni scatto lascia intuire, quasi induce lo spettatore a cercare il senso di una storia, di un racconto, ma ogni immagine successiva differisce questa attesa, sposta l'attenzione su un altro piano, sospende il tempo in una dimensione indefinita e infinita, che rispecchia totalmente la dimensione spaziale di fronte alla quale si trova chi guarda. [...]

Una poetica senza dubbio ricca di riferimenti pittorici, ma forse ancor più di memorie cinematografiche, poichè l'enigmaticità, il senso di sospensione, la presenza di una luce che, pur nella sua naturalezza, assume un complessivo senso di artificialità in chiave esplicitamente e volutamente espressiva – ancora una volta, è l'ambiguità tra un'alba e un tramonto, tra l'inizio e la fine di una giornata, e quindi di una storia –, il ricorso frequente alla ripetizione quasi identica dell'immagine che si modifica solo nella distanza della ripresa o nell'uso dell'obiettivo, sono tutti elementi che rimandano, per via di associazioni anch'esse libere e non testuali, ad alcune pellicole di David Lynch (il folgorante inizio di Mulholland Drive, ad esempio, o le distese infinite attraversate dal protagonista di Una storia vera), alle sequenze più visionarie del Wes Anderson di Magnolia o del Richard Kelly di Donnie Darko. [...] queste immagini rimangono impresse nella memoria in quanto immagini di luoghi e di presenze, come visioni originate da un'esperienza reale della natura; per questo l'enigma che è loro sotteso si comprende pensando a una concezione davvero panica della natura, come ciò che c'era, c'è e ci sarà, in un tempo che sfugge, nonostante tutto, alla nostra comprensione.