Curare l’arte, narrare la realtà.
Un luogo dove creatività e ricerca si incontrano.
Qui i nostri progetti:
Prendendo spunto dal saggio Il regno della quantità e i segni dei tempi di René Guénon, la mostra riflette sulla progressiva affermazione della logica della quantità a discapito della dimensione qualitativa dell’esistenza. Attraverso le opere di artisti attivi tra la seconda metà del Novecento e gli anni Duemila, il percorso espositivo indaga il rapporto tra immagini, linguaggio e realtà, mettendo in luce pratiche che frammentano, ricompongono e reinterpretano il presente. Dalla sperimentazione verbo-visiva di Nanni Balestrini alla ricerca di Pino Pascali, fino ai lavori di Gianluigi Colin, del collettivo Kings e di Maria Magdalena Campos-Pons, emerge un’idea di arte come strumento critico e forma di resistenza. Tra caos creativo e tensione verso l’assoluto, le opere invitano a superare il dato misurabile per riscoprire la complessità dell’esperienza umana.
Nanni Balestrini (Milano, 1935 – Roma, 2019) è stato un poeta, romanziere, artista visivo e autore teatrale della neoavanguardia italiana. Sperimentando con le connessioni che legano parole, testi e immagini, ha dedicato la sua vita a scardinare e riconfigurare i linguaggi tradizionali.
Gianluigi Colin (Pordenone, 1956) è artista, giornalista, critico e attualmente cover editor de La Lettura del Corriere della Sera, dove scrive anche di arte, fotografia e comunicazione visiva.
María Magdalena Campos-Pons (Matanzas, Cuba, 1959) è un’artista visiva cubana la cui pratica multidisciplinare comprende fotografia, video, installazione, performance e disegno. Il suo lavoro esplora temi legati alla memoria, all’identità, alla migrazione e all’eredità culturale.
KINGS è un duo artistico composto da Federica Perazzoli (1966, Svizzera) e Daniele Innamorato (1969, Milano). La loro ricerca si sviluppa attraverso installazione, scultura e nuovi media, esplorando il rapporto tra tecnologia, natura e immaginario contemporaneo.
Pino Pascali (Bari, 1935 – Roma 1968) ha lavorato come grafico e aiuto scenografo per la pubblicità televisiva, sperimentando tecniche e linguaggi innovativi.
La mostra è presentata in occasione di festivalfilosofia 2026.
Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi | Nanni Balestrini, Gianluigi Colin, Maria Magdalena Campos-Pons, Kings, Pino Pascali,
Dal 18 Settembre al 28 novembre 2026
Metronom, Via Carteria 10|41121 Modena
Ciò che viene raccontato coincide davvero con ciò che appare?
Giocando con i termini “parola” (word) e “mondo” (world), Gianluigi Colin nel titolo della mostra richiama l’attenzione sul rapporto tra linguaggio e realtà. Ne emerge uno scarto, al tempo stesso semantico e concettuale, che condensa e mette a confronto memoria storica e attualità.
Attraverso la rielaborazione di immagini provenienti da archivi fotografici e pagine di giornale, Colin interviene sulla percezione: mediante collage, sia fisici sia digitali, restituisce visioni stratificate, esito di una narrazione su più livelli.
Nella serie Presente Storico, tradizione e contemporaneità si fondono in un’unica dimensione. L’artista utilizza la fotocopiatrice per sovrapporre ritagli di cronaca a opere della storia dell’arte, generando parallelismi visivi che mettono in dialogo passato e presente.
La serie Traps riflette sul potere congiunto di parola e immagine: pagine di giornale rimangono imprigionate in trappole per topi, ma ciò che viene davvero catturato sono singole parole – Love, Death, Web, Security, Facebook – simboli della società contemporanea. Evidenziate e isolate, queste parole rivelano una contraddizione intrinseca, trasformandosi esse stesse in dispositivi di cattura.
Mitografie indaga il processo di costruzione di miti e icone, che prendono forma secondo codici imposti dal sistema dell’informazione e dei media, evocati attraverso l’uso di pagine di giornale.
In Interferences, Colin utilizza immagini tratte da archivi digitali, colte nel momento del caricamento e quindi solo parzialmente visibili. Questa frammentarietà non impedisce la comunicazione, ma anzi sottolinea la forza autonoma dell’immagine, capace di agire anche oltre il proprio contenuto.
Completa l’esposizione un’installazione inedita, concepita per Luogo Pazzesco, ispirata al principio del ready-made duchampiano.
Gianluigi Colin (Pordenone, 1956) è artista, giornalista, critico e attualmente cover editor de La Lettura del Corriere della Sera, dove scrive anche di arte, fotografia e comunicazione visiva.
Wor(l)ds | Gianluigi Colin
Dal 29 aprile al 10 luglio 2026
Metronom, Via Carteria 10|41121 Modena
Un Manifesto senza Dimensioni è la mostra bi-personale di Cesare Fullone e Cesare Pietroiusti.
Gli artisti si concentrano, con soluzioni formali diverse e personali, sull’agito della ‘trasmissione’ come elemento fondante di un apparato e di una relazione e l’opera di situa in questo interstizio, volutamente non fisso ma sempre in possibile ri-definizione.
Cesare Pietroiusti presenta Disegno incompiuto un’installazione composta da 400 disegni– ognuno diverso e realizzato con la fiamma passata sul foglio a simulare un – definitivo-tratto. L’opera però si completa solo in un passaggio, quello dello spettatore che in mostra la prende e la porta via, impegnandosi poi a bruciare il foglio e in questo modo a completare il processo di creazione-formalizzazione dellʼopera.
Cesare Fullone affida a oggetti fragili e comuni, come le foglie, messaggi che sono codici:attraverso la parola, nella sua apparente semplicità, dove ordine e disordine, semplicità e complessità si celano e si manifestano allo stesso tempo, lasciando allo spettatore il compito di leggere (e di non svelare) un mistero fatto di eventi e connessioni.
Nel contesto della mostra tra opera e spettatore si costruisce una possibilità di discussione e quindi di trasmissione, immediata: percepisco, commento e mi sposto in una medesima e unica condizione di spazio-tempo.
Cesare Fullone: Vive a Milano, dove ha conseguito il diploma in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera. Tra le sue mostre personali: Sulla rotta degli Spraysages, Roma; Stato di pericolo, Genova; Schieramenti, Torino; Insonnia, Milan.Molte le sue partecipazioni a mostre collettiva, tra le quali la sezione Aperto della Biennale di Venezia, Quadriennale di Roma, Mart di Trento e Rovereto.
Cesare Pietroiusti: Artista e docente, vive a Roma. Laureato in Medicina con tesi in Clinica Psichiatrica,è co-fondatore del Centro Studi Jartrakor, Roma (1977)e della Rivista di Psicologia dell’Arte (1979). È docente di Laboratorio Arti Visive presso lo IUAV, Venezia (2004-) e MFA Faculty presso LUCAD (Lesley University, Boston, 2009-).
La mostra è presentata in occasione del FestivalFilosofia 2025.
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Un Manifesto Senza Dimensioni
Dal 19 Settembre al 14 Dicembre 2025
Metronom, Via Carteria 10|41121 Modena
La mostra Il sesso nelle camere d’albergo include una selezione di lavori realizzati dagli artisti Bruno Cattani, Kamilia Kard, Lisa Kereszi, Marco Signorini e Attilio Solzi.
Il titolo della mostra prende spunto da un libro di Geoff Dyer intitolato Otherwise Known as the Human Condition. Selec ted Essays and Reviews, una raccolta di saggi pubblicata in italiano da Einaudi con il titolo, appunto, Il sesso nelle camere d’albergo.
La mostra raccoglie alcuni lavori di diversi artisti: Bruno Cattani esalta le forme del corpo tramite la fotografia di opere statuarie, alla ricerca di una bellezza sublimata; Kamilia Kard restituisce al corpo della donna il valore primitivo, seppur sensuale, in contrasto con quella che è la contemporanea rappresentazione della forma femminile; Lisa Kereszi documenta per sei anni il magnetismo e l’eleganza seducente delle esibizioni di New Burlesque, restituendo una narrazione che è fantasia e libertà; Marco Signorini usa le immagini anziché le lettere per giocare all’anagramma, combinando digitalmente parti del corpo, nude così da permettere un’astrazione, e creando nuovi linguaggi; Attilio Solzi intreccia parole e performance in una ricerca che si rivela essere interiore, dove corpi tatuati, nudi o seminudi, interagiscono con luoghi ricoperti di graffiti.
Bruno Cattani (Reggio Emilia, 1964) inizia a fotografare nel 1982 ed è fotogiornalista dal 1988. La ricerca di Cattani si concentra sulla memoria sotto forma di viaggio all’interno del ricordo, attraverso volti, oggetti e luoghi. Tra i suoi progetti più importanti troviamo Eros, dedicato alle forme corporee nel mondo della statuaria. Ha esposto in vari luoghi, tra cui: Musée du Louvre, Musée Rodin e Mois de la Photo a Parigi, Galleria Civica di Modena, Fondazione Pistoletto di Biella.
Kamilia Kard (Milano, 1981) è un’artista, ricercatrice e docente. Dopo aver conseguito una laurea in Economia Politica, ottiene un diploma triennale in Pittura e una laurea specialistica in Net Art all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano. Kard si concentra sulla costruzione dell’identità nell’era di internet, lavorando sull’immagine digitale, statica o animata, trasformandola in GIF, siti web, stampe, video e installazioni. Ha esposto in vari luoghi, tra cui: Careof di Milano, Galerie Odile Ouizeman di Parigi, Victoria and Albert Museum di Londra, IMAL di Brussels, La Triennale di Milano.
Lisa Kereszi (Pennsylvania, 1973) ha frequentato il Master of Fine Arts all’Università di Yale. Verso la fine degli anni Novanta ha lavorato come assistente di Nan Goldin, a New York. Kereszi esplora il mondo della ricreazione e dell’evasione, osservando con occhio critico luoghi come parchi di divertimento, cinema, bar, strip club e sale giochi, ambienti capaci di trasportarci in mondi di fantasia. Tra le mostre personali e collettive troviamo: Mother, Tephra Institute of Contemporary Art (2022), Photobook Exhibition, Benaki Museum, Athens Photo Festival (2022), OUTS, Filter Photo Space, Chicago (2022).
Marco Signorini (Firenze, 1962) vive e lavora a Firenze. È docente di fotografia all’Accademia di Brera e Carrara. Dopo gli studi accademici in scenografia si interessa al video e alla fotografia, studiando in particolare gli autori della fotografia italiana di paesaggio. Le opere di Signorini sono state esposte presso realtà internazionali quali il Fotomuseum di Winterthur, il SK Stiftung Kultur di Kohln e il Centre d’Art Ville Nei Liicht a Dudelange, oltre che in importanti istituzioni italiane quali Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo.
Attilio Solzi (Soresina, 1962) ha un approccio alla fotografia di natura concettuale, che parte sempre da contesti sociali e quotidiani, una ricerca su come interpretare il reale e il contemporaneo. Il focus principale del suo lavoro è l’immagine del corpo e la sua rappresentazione. Solzi predilige la forma libro per la realizzazione dei suoi progetti. Tra le recenti pubblicazioni troviamo: Verbum, 89books (2022), The Last Summer, Salt n Pepper Press (2021).
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Il sesso nelle camere d’albergo
dal 16 dicembre 2023 al 15 marzo 2024
Metronom, Via carteria 10, 41121, Modena
Il paradosso del tenere mentre si dà è la mostra bi-personale delle artiste Mariella Bettineschi e Yelena Yemchuk, che raccoglie una selezione di opere delle due artiste, sia fotografie che dipinti, provenienti da diversi progetti.
Bettineschi e Yemchuk provengono da diverse generazioni, oltre ad avere differenti formazioni, ma sono accomunate da una pratica fortemente femminista e dall’impronta profondamente personale che infondono nelle loro opere.La pratica di Bettineschi si configura nella rilettura e riscrittura, in un costante processo in cui l’artista mette alla prova sé stessa e le sue opere. Fotografie che vengono stampate e modificate tramite interventi materiali, come ad esempio l’aggiunta di perle o stoffe, poi nuovamente fotografate. Il risultato è un’opera stratificata su più livelli, riflesso dei ripensamenti e delle esperienze vissute dall’artista stessa. Dalle opere di Yemchuk emerge una rappresentazione delle figure femminili che vuole fermamente allontanarsi da quella comunemente usata oggi: i soggetti che l’artista sceglie di raffigurare sono donne complesse, imperfette ma affascinanti, dalle quali è difficile distogliere lo sguardo.
Il paradosso del tenere mentre si dà è un riferimento al sottotitolo di un libro dell’antropologa Annette B. Weiner dedicato a certi oggetti aborigeni capaci di trattenere l’essenza spirituale di chi li regala. La mostra infatti si configura come un viaggio attraverso il vissuto e l’immaginario delle artiste, in cui le loro esperienze e i loro ricordi vengono donati allo sguardo dello spettatore, aprendo la strada alla possibilità che l’arte contemporanea venga letta come la prospettiva di donare qualcosa di intangibile, come l’essenza stessa dell’artista.
Mariella Bettineschi nasce a Brescia nel 1948. Nel 1970 si diploma presso l’Accademia di Belle Arti Giacomo Carrara di Bergamo. Numerose le sue presenze in mostre personali e collettive in spazi pubblici e privati, tra le quali si ricorda L’era successiva e altri racconti, z2o Sara Zanin Gallery (2023); Notturno Più, Biennale di Venezia (2019), Da Duchamp a Cattelan, arte contemporanea al Palatino (Roma, 2017).
Yelena Yemchuk vive e lavora a New York. Nata a Kiev (UA) nel 1970, si trasferisce all’età di undici anni in America, a New York, studia Arti Visive presso la Parsons School of Design e successivamente Fotografia presso l’Art Center di Pasadena. Ha collaborato come fotografa di moda con Vogue, Dazed & Confused, AnOther, Numéro, TAR Magazine, The New Yorker e altri. Tra le mostre Gidropark, Gitterman Gallery, New York (2011); Ten Years After, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino (2006); Sensitive, Dactu Fondation, New York (2004); No Vacancy, Eastwick Gallery, Chicago (2001).
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Il paradosso del tenere mentre si dà
dal 16 maggio al 17 settembre 2023
Metronom, Via carteria 10, 41121, Modena
Inaugura la mostra personale di Taisuke Koyama, Lo strano ordine delle cose, allestita negli spazi di Metronom. Per l’occasione è stato pensato un progetto espositivo che include diversi lavori dell’artista giapponese: le dieci stampe fotografiche, di diverse dimensioni e tecniche di realizzazione, provengono dalle serie Rainbow Waves (2013), Revive (2019) e Interface (2019) e si propongono come ricognizione sulla carriera e la ricerca di Taisuke Koyama.
Lo strano ordine delle cose, riprendendo il libro omonimo di Antonio Damasio, raccoglie l’indagine sull’immagine fotografica che Koyama realizza adottando una prospettiva e un metodo di analisi non convenzionale che proprio per la sua particolarità e specificità fa sì che il suo linguaggio si iscriva nel panorama contemporaneo come anticipatore di tematiche cruciali nella svolta digitale della fotografia. Le opere presenti in mostra sono infatti il frutto di anni di lavoro in cui l’artista, attraverso un processo di astrazione, analizza e scompone l’immagine allo stesso modo con cui uno scienziato studia le unità cellulari al microscopio. Gli elementi costitutivi della fotografia – il processo di ripresa, il pixel, la manipolazione, la stampa – sono il luogo in cui questa indagine scientifica sconvolge le concezioni tradizionali della produzione e fruizione dell’immagine.
Taisuke Koyama (Tokyo, 1978) vive e lavora a Tokyo. Diplomato in biologia si dedica alla fotografia dal 2003 concentrandosi sullo studio e la ricerca fisica e digitale dell’immagine fotografica. Per l’artista, a fotografia è rappresentazione potenziata, una vera lente attraverso cui condurre e farsi condurre nell’attività di osservazione. Durante la sua carriera ha esposto in numerose mostre personali quali Interface, presso Yuracho, Tokyo (2021); Phase Trans, G/P Gallery, Tokyo (2018), Sensor_Code, Seen Fifteen Gallery, London (2018).
Lo strano ordine delle cose
dal 20 dicembre 2022 al 19 febbraio 2023
Metronom, Via carteria 10, 41121, Modena
The Absence è il progetto fotografico realizzato da Attilio Solzi nel corso di un anno: per 365 giorni l’artista ha fotografato quotidianamente un punto preciso nella provincia di Cremona in cui si svolgevano attività di prostituzione. Una sedia vuota è il soggetto di questi scatti: il suo cambiare posizione e il mutare della vegetazione attorno a lei sono gli elementi che scandiscono il tempo.
L’assenza registrata dall’artista, con consapevolezza e rigore tecnico, è una fotografia di ciò che non possiamo e non vogliamo vedere. Con The Absence il nostro sguardo viene guidato, se non costretto, alla scoperta di questa realtà: la sedia rappresentata riesce a raccontarci di persone ai margini della società, per ragioni di illegalità e clandestinità, persone prive di qualsiasi tipo di tutela. Attilio Solzi con il suo sguardo intimo e attento documenta queste realtà e i personaggi che lo abitano: una sequenza silenziosamente sconvolge e muove l’osservatore.
Attilio Solzi (Soresina, 1962), è un artista italiano la cui pratica si concentra sulla fotografia e in particolare sulle diverse rappresentazioni del corpo, prediligendo uno sguardo grottesco e giocoso. Solzi predilige la forma libro per la realizzazione dei suoi progetti: tra il 2022 e il 2016 pubblica con le case editrici di 89 books, Everyedition, Salt n Pepper, Paranoia, Studio Bibliografico L’Argentario, Samopal Books, Les Crocs Electrique, Void. Con The Absence Attilio Solzi vince il premio Marco Bastianelli per il miglior libro fotografico pubblicato nel 2021.
La mostra è presentata in occasione di FestivalFilosofia 2022.
The Absence
Dal 16 Settembre al 28 Ottobre 2022
Metronom, Via carteria 10, 41121, Modena
Structure of a Flow è la mostra bi-personale degil artisti Kenta Cobayashi e Hiva Alizadeh, le cui ricerche artistiche si manifestano tra fotografia, pittura e installazione, per un approccio che trova un punto di contatto nell’attualizzazione di pratiche tradizionali dei rispettivi paesi di origine degli artisti.
Le stratificazioni di forme e di colori, il riferimento a tecniche pittoriche come fondamento della propria pratica, accostano la pratica di due autori coetanei ma distanti per backgroud e formazione, mettendo in luce elementi comuni di ricerca: il riferimento alla cultura tradizionale e l’impiego di tecniche antiche di rappresentazione e di narrazione e allo stesso tempo la consapevolezza del presente e della potenzialità offerte dagli strumenti digitali. La sperimentazione non è fine a se stessa ma persegue con coerenza un pensiero e una visione.
Kenta Cobayashi (Kanagawa, JP, 1992) vive e lavora a Tokyo. La sua pratica si concentra sulla fotografia, il video e la realtà virtuale, dedicandosi ad un tipo di estetica digitale in cui il pixel e la sua variazione assumono un ruolo centrale. Negli ultimi anni ha esposto in mostre personali come Live in Fluctuations, Little Big Man Gallery, Los Angeles (2020), CALENDAR, People, Tokyo (2020), Photographic Universe, Fotografia Europea, Reggio Emilia (2019).
Hiva Alizadeh (Kerman, IR, 1989), vive e lavora a Tehran. La sua carriera inizia scrivendo e dirigendo film e documentari sperimentali prima di dedicarsi alla creazione di opere e installazioni scultoree, nelle quali combina nuovi media ispirandosi alla tradizione decorativa della tessitura del tappeto tipica della sua regione. Ha esposto il suo lavoro in mostre personali e collettive come If walls could talk, The Flat – Massimo Carasi, Milan (2022); The Flat/Sarahcrown booth, UNTITLED ART, Miami Beach USA (2021); Stranger in Town, Kristin Hjellegjerde Gallery, Berlin (2019).
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Structure of a Flow
dal 6 aprile al 22 luglio 2022
Metronom, Via carteria 10, 41121, Modena
Minimi naturali è la mostra bi-personale degli artisti Andrea Pertoldeo e Marit Wolters.
I Minimi naturali, con riferimento alla filosofia di Aristotele, sono ‘le più piccole parti in cui si può dividere una sostanza senza perderne il carattere essenziale’. Aristotele rifiuta il concetto di vuoto a favore di una continuità spazio-temporale che rende ogni oggetto che occupa un certo volume nello spazio in teoria infinitamente divisibile. I Minimi naturali sono ciò che ‘resta’ di questo processo di divisione che però mantiene le caratteristiche essenziali di una sostanza. Pertoldeo e Wolters mettono in atto, utilizzando diversi mezzi, la fotografia e la scultura, una ricerca di riduzione all’essenza e di continuità spazio-temporale.
I lavori dei due artisti, una ridotta e conclusa serie fotografica, Il Roseto, e una serie di sculture in acrilico Seamless, offrono possibilità di un riconoscimento allusivo. Ci si trova immersi, coinvolti e distrattamente persi in un perimetro, quello dello spazio espositivo, che grazie alle opere – esempio elettivo di ‘minimo naturale’ – indirizza lo sguardo senza però costringe o limitare lo spazio della possibilità.
Andrea Pertoldeo (Udine, 1971) è un fotografo, docente di fotografia presso l’Università Iuav di Venezia, fondatore con Stefano Graziani del Master Iuav in Photography. Ha partecipato a numerose mostre e progetti di ricerca di fotografia sul paesaggio contemporaneo. Ha pubblicato progetti fotografici in diversi libri e riviste internazionali.
Marit Wolters (Achim, Germania, 1985. Vive e lavora a Vienna) opera principalmente con la scultura e l’installazione focalizzando il suo intervento sul contesto fisico e architettonico del luogo in cui espone. Tra le mostre personali si citiano Everything That Is Solid Dissolves Into Air, Austrian Cultural Forum, New York, 2018; Stranger Being, Whitedwarf, Vienna, 2018; That’s Somehow Greek To Me, Oktogon, Dresda, 2016.
Minimi naturali
dal 27 ottobre al 22 dicembre 2021
Metronom, Via carteria 10, 41121, Modena
Del resto i costumi cambieranno molto è la mostra collettiva di Annabel Elgar, Niccolò Morgan Gandolfi, Eeva Hannula.
La mostra offre un invito a muoversi affidandosi al piacere degli occhi e degli oggetti, che, da magici, cambiano di funzione. Annabel Elgar recupera tele da ricamo che diventano lo sfondo per le sue costruzioni staged; coerentemente con la fabbricazione artigianale di oggetti ed elementi di scena, il tratto del disegno è in questa nuova serie di lavori declinato utilizzando il punto croce. Sempre in bilico tra riconoscimento e immaginazione le scene di Elgar, anche se private in questi lavori della magia del fotografico, trovano una dimensione narrativa essenziale, inquietante e misteriosa e allo stesso tempo seducente.
Niccolò Morgan Gandolfi è un collezionista di reperti. Reperti fotografici, li definisce. In un passeggiare meditativo – e ossessivo – raccoglie oggetti che trasforma in soggetti delle sue fotografie. Flight Formation è una composizione di bossoli esausti, reperti di azioni di caccia. Senza ricorrere al cambiamento di stato della riproduzione in immagine, Gandolfi lascia nuda e impeccabile la composizione: file cromaticamente allineate di bossoli che escono, quasi dotate di forza propulsiva, dalla gabbia di lana e metallo in cui l’artista li ha bloccati. La fiamma, lo scoppio, il gesto violento scivolano su un livello di astrazione che cattura lo sguardo e invita a toccare la superfice, come fosse il vello di un animale.
Gli State of Uncertainty di Eeva Hannula sono un tentativo di forzare la dimensione quotidiana delle cose, degli oggetti e di modificarne il significato. Attraverso uno stratificato processo che mescola post-produzione, l’uso di prismi e lenti binoculari, le immagini di Hannula sono come poemi che danno voce a esperienze in modi sorprendenti, che il linguaggio ordinario non riesce a esprimere. Questo territorio incerto tra detto e non detto, fatti e finzioni è aperto al gioco di mix and match dello spettatore, in una polarità tra dimensione ordinaria, familiare e disturbante.
Le cose artistiche di Elgar, Hannula e Gandolfi sono oggetti inanimati volutamente presentati come animati, in una dimensione dissonante e conflittuale che non può lasciare indifferenti, un inspiegabile privilegio di certe opere che riescono a diventare tali.
Annabel Elgar (1971) vive e lavora a Londra. Ha conseguito il Master of Arts in Fotografia al Royal College of Art. Tra le mostre recenti alle quali ha partecipato si ricordano NUCLEUS – Imagining Science, Noorderlicht Photofestival, Paesi Bassi (2017); Photography is Magic, Aperture Foundation, New York (2016); Setting Out, apexart, New York (2016); Fotografia contemporanea nell’Europa Nord-Occidentale, Fondazione Fotografia, Modena (2015)
Niccolò Morgan Gandolfi (Washington D.C., USA,1983) vive e lavora in Italia. Dopo aver frequentato la scuola professionale di fotografia Riccardo Bauer di Milano si laurea in Arti Visive e dello Spettacolo presso lo IUAV di Venezia. Nel 2010 vive a Los Angeles dove sviluppa un progetto fotografico di ricerca sulla natura urbana della città recentemente pubblicato da Metropolis Books. Lavora occasionalmente come fotografo di architettura, ha collaborato con vari editoriali tra cui Domus e Casabella.
Eeva Hannula (Helsinki, FI, 1983) vive e lavora a Helsinki. Dopo una laurea triennale in Estetica conseguita presso l’Università di Helsinki e un diploma triennale in Fotografia alla School of Art and Design presso la Aalto University, Hannula ha ottenuto un master in Creative writing presso la Critical Academy di Helsinki nel 2020. Le sue opere fanno parte di collezioni private francesi, finlandesi e svizzere.
Del resto i costumi cambieranno molto
Metronom, Via Carteria 10 / 41121 Modena
dal 24 giugno a settembre 2021
Nature in Play è la mostra collettiva che espone opere di artisti che riflettono sulle possibilità di rappresentazione della natura e del paesaggio fornite dalla fotografia. I lavori mostrano un rinnovato impulso della fotografia a osservare la natura, in un accostamento di riferimenti alla cultura pop e pure atmosfere. Depurato da ogni leziosità ed eccesso pittoresco, lo sguardo fotografico torna a occuparsi della bellezza naturale con un approccio inedito e meditato.
Andrea Pertoldeo (Udine, 1971) mostra porzioni di paesaggio naturale come se stessimo passeggiando insieme, mostrando un modo di godere della natura che diventa piacere visivo e di conseguenza piacere fisico.Le due opere di Daniele Marzorati (Cantù, 1988) mostrano due differenti modalità di raccontare il paesaggio che lasciano lo spettatore libero di inserirsi nella narrazione e diventarne protagonista.
Elena Aya Bundurakis (Creta, 1988) accompagna lo spettatore quasi per mano a toccare la parte più intima degli esseri viventi.
Martina della Valle (Firenze, 1981) crea architetture vegetali per riflettere sulle aree periferiche della vegetazione urbana: l’artista propone un nuovo modo di guardare alla natura cittadina alla ricerca di ciò che normalmente passa inosservato.
Mark Dorf (Laconia, USA, 1988) esplora le interazioni tra la società, il dominio digitale e la natura: concentrandosi sul paesaggio, inteso come luogo abitabile e familiare, l’artista ne analizza la traduzione numerica data dagli osservatori digitali che ne propongono nuove visioni ancora da scoprire.
Come in un laboratorio Sanna Kannisto (Hameelinna, Finlandia, 1974) ci mostra una visualizzazione scientifica della natura e dei suoi abitanti e allo stesso tempo allestisce palcoscenico teatrale i cui protagonisti sono uccelli e piante del paesaggio finlandese, suo paese d’origine.
Marco Signorini (Firenze, 1962) intesse un racconto del paesaggio tramite elementi provenienti dal linguaggio digitale.
Nel lavoro di Christto & Andrew (Christto Sanz, Puerto Rico 1985 – Andrew Weir, Sud africa, 1987) la natura viene mostrata in una proiezione futura in cui gli elementi vegetali vengono irrimediabilmente segnati da tracce della società umana.
La natura è la protagonista anche del lavoro di Tilo & Toni, (duo artistico fondato nel 2015 a Siegen, Germania) mostrando tutta la sua potenza e vitalità: recuperando canoni tipici del romanticismo tedesco gli artisti rileggono il rapporto tra uomo e natura in chiave contemporanea.
Andrea Botto (Rapallo, 1973) fotografa frammenti di natura esplosi in un ambiente rarefatto e quasi impalpabile.
La pratica di Olaf Breuning (Schaffhausen, Svizzera, 1970) ci mostra quanto la relazione fra uomo e natura sia metaforica: ciò che questi hanno in comune è anche ciò che li distingue e viceversa.
Nature in Play
dal 7 marzo al 29 luglio 2020
Metronom, Via Carteria 10 / 41121 Modena
Metronom presenta Dump!, mostra personale di Thomas Kuijpers (1985, Helmond, Paesi Bassi), a cura di Gabriele Tosi.
Thomas Kuijpers è solito collezionare, manipolare e presentare una grande quantità d’immagini e informazioni visive. I suoi progetti – che ibridano l’installazione con la fotografia e il video – sono ampi, compressi e stratificati scenari nei quali è possibile osservare una particolare condizione emotiva dell’immagine e dei media.
Con la mostra Dump! la narrazione espositiva si spoglia infatti di legami morbidi e immediati, alla ricerca di un distacco nella percezione visiva: l’allestimento è rarefatto e monumentale, con uno scarto immediatamente e prepotentemente rilevabile, a ricercare, più o meno consapevolmente, una reazione e un coinvolgimento dello spettatore nell’interrogarsi su immagini e simboli, anche all’interno del contesto connotato di una mostra d’arte.
In occasione della mostra è stata realizzata un’edizione limitata che contiene la trascrizione della traccia dell’opera sonora That’s Delirious (2019) e una conversazione tra l’artista e il curatore raccolta durante le fasi di progettazione della mostra che affronta le questioni sollevate dalle singole opere e il filo conduttore che attualizza il percorso espositivo.
Thomas Kuijpers (Paesi Bassi, 1985, vive a Gand, Belgio) esplora i ruoli della narrazione dei media contemporanei all’interno della nostra percezione del mondo attuale e si interessa particolarmente alle modalità di rappresentazione e comunicazione del concetto di verità. Ha presentato il suo lavoro presso istituzioni internazionali come Frankfurter Kunstverein, Frankfurt (2018); Fotomuseum Winterthur, Winterthur, (2018); Foam Museum, Amsterdam (2017); Museum Arnhem, Arnehm (2016).
La mostra è presentata in occasione di FestivalFilosofia 2020.
Dump!
dal 18 settembre al 31 ottobre 2020
Metronom, Via carteria 10, 41121, Modena
In the Woods the Waterfall is Rushing è la prima mostra personale in Italia del duo TILO & TONI.
Per l’occasione viene presentata l’ultima serie di lavori Im Walde rauscht der Wasserfall, composta da pezzi unici di stampe baryta, create con un mix sperimentale di tecniche, tramite l’intervento diretto degli artisti in camera oscura.
Con una profonda attenzione per il gesto manuale e l’interazione con i materiali, TILO & TONI, mescolano e si appropriano di fotografie, disegni e oggetti di varia natura, che tramite la tecnica analogica, ricombinano in immagini e collage fotografici. Senza seguire una linea tematica precisa, gli artisti si richiamano, a partire dal titolo tesso della serie, all’immaginario tipico dell’epoca romantica, proponendo una riflessione sulla natura e sul processo di creazione delle immagini.
TILO & TONI è un duo artistico fondato nel 2015 a Siegen in Germania. Entrambi i componenti, dopo studi di scultura, pittura, fotografia e grafica all’Università di Siegen, conseguono un Master alla Gerrit Rietveld Academie di Amsterdam. Il lavoro di TILO&TONI è stato selezionato per mostre collettive internazionali, quali: Steenbergen Stipendium, Nederlands Fotomuseum, Rotterdam (NL) 2017; Die Grosse, Kunstpalast Düsseldorf (DE) 2017; plat(t)form, Winterthur (SW) 2017
In the Woods the Waterfall is Rushing
dal 2 marzo all’ 11 maggio 2019, Metronom, Via carteria 10, 41121, Modena
Waves and Particles, mostra personale di Taisuke Koyama, si compone come una selezione e allestimento site-specific di opere dell’artista giapponese, frutto di una ricerca sul comportamento della luce e del colore tra fenomeni naturali e ambienti digitali. Le due parole che compongono il titolo, “waves” (onde) e “particles” (particelle), indicano l’essenziale e doppia proprietà della luce e, insieme, ne esprimono perfettamente l’essenza e la natura chimica.
Basandosi su una formazione nel campo della biologia e degli studi ambientali, Koyama ha avviato la sua indagine sui supporti fotografici digitalizzati, sperimenta non limitandosi all’ambito della generazione dell’immagine, ma attraverso un progetto coerente e rigoroso, allargandosi all’ambito della resa formale.
Taisuke Koyama (Tokyo,1978) vive e lavora Tokyo.
Diplomato in biologia, si dedica alla fotografia dal 2003. Ha esposto in mostre personali e bi-personali presso Seen Fifteen, Londra (2018); Daiwa Foundation Japan House Gallery, Londra (2016); Sunday Gallery, Zurigo (2015); Hasselblad Japan Gallery, Tokyo (2013). Ha partecipato a numerose mostre collettive come Moving the Image: photography and its actions, Camberwell Space, Londra (2019); Illumintaing Graphics, Creation Gallery G8, Tokyo (2019).
Waves and Particles
dal 31 maggio al 27 luglio 2019
Metronom, Via carteria 10, 41121, Modena
Don’t Make Them Tell You Where They Come From è la mostra collettiva curata da Gabriele Tosi che espone le opere di Daniele Marzorati, Marco B. Fontichiari, Gli Impresari (Edoardo Aruta, Marco Di Giuseppe, Rosario Sorbello) e Marit Wolters.
La collettiva raccoglie opere di giovani autori che condividono un atteggiamento analitico e filologico nella costruzione del rapporto tra opera, immagine e realtà. A partire da media diversi, come scultura e fotografia, le opere esposte paiono costruire e attraversare un territorio di scambio, il cui spazio e il cui tempo viene dettato dal transito stesso. L’utilizzo stesso del mezzo come presidio di una memoria collettiva di stampo moderno, permette infatti all’artista di instillare nell’opera (che diviene essa stessa mezzo e campo d’azione) la necessità di una rinnovata inchiesta sul visivo. A partire dalla memoria latente dei media, si innesca cioè un processo che permette allo spettatore di conoscere l’immagine veicolata dall’opera per quello che è, siccome l’artista ha cancellato la possibilità di conoscerla per quello che si pensa possa essere.
Marco B. Fontichiari (Deer Park, California, 1992. Vive a Bologna) Lavora principalmente con il video e la performance, sviluppando una ricerca che indaga la capacità dell’uomo e dei suoi mezzi di incanalare un contenuto astratto in un piano finito. Tra le mostre recenti si annoverano Lost in Translation (Pop Corn), Localedue, Bologna, 2018; Athanasius Kircher, Porto dell’Arte, Bologna, 2018.
Gli Impresari (Edoardo Aruta, Marco Di Giuseppe, Rosario Sorbello) Operano in collettivo dal 2014. Il loro interesse è da sempre legato alla tecnica e ai dispositivi che generano lo spettacolo. Il loro lavoro appare in forma di scultura e installazione o attivato in maniera performativa. Tra i festival e le mostre a cui hanno preso parte si ricordano Helicotrema 8 Recorded Audio Festival, Palazzo Grassi e Teatrino di Palazzo Grassi, Venezia, 2019.
Daniele Marzorati (Cantù, 1988. Vive a Milano). Lavora con diversi medium, quali la fotografia, la pittura e il disegno, focalizzandosi sulle logiche rivelatrici generate dal passaggio dell’immagine fra i diversi media. Tra le più recenti mostre personali si citano Deplacemént, Building, Milano, 2019; Crossing line, San Paolo Invest, Monza, 2019; In linea d’aria, oTTo Space, Milano, 2017.
Marit Wolters (Achim, Germania, 1985. Vive a Vienna) Opera principalmente con la scultura e l’installazione focalizzando il suo intervento sul contesto fisico e architettonico del luogo in cui espone. Tra le mostre personali si citano Everything That Is Solid Dissolves Into Air, Austrian Cultural Forum, New York, 2018; Stranger Being, Whitedwarf, Vienna, 2018.
Don’t Make Them Tell You Where They Come From
dall’1 dicembre 2019 all’8 febbraio 2020
Metronom, Via Carteria 10, 41121 Modena
Metronom presenta la mostra collettiva Antropotecniche, con opere di Elena Aya Bundurakis, Christto & Andrew, Alix Desaubliaux, Kamilia Kard e Simone Schiesari.
Con un riferimento teorico agli studi del filosofo tedesco Peter Sloterdjk, la mostra intende proporre una incursione visiva nel complesso concetto di antropotecnica, intesa qui come azione dell’uomo su sé stesso. Gli artisti proposti si confrontano con i temi di rappresentazione e costruzione di corpo e figura, affrontando il complesso e stratificato concetto di ‘persona’. Dalla fotografia, ai videogiochi, fino alla stampa 3D, le opere invitano a un’incursione visiva nella ridefinizione della raffigurazione e dell’autorapprestazione corporea, esplorando la relazione tra l’uomo e la sua potenziale ‘costruzione’ tecnologica.
Elena Aya Bundurakis (Creta, 1988) è un’artista greco-giapponese, che vive tra Atene e Anversa. Laureata in fotografia presso la Royal Academy of Fine Arts di Anversa, nel suo lavoro combina diversi media come fotografia, disegno, video e poesia haiku. Tra le mostre recenti: Hate Speech, Aggression und Intimitat, Km Kunstlerhaus, Graz, AU (2019); Currents #6: Good Intentions, Marres Maastricht, BE (2019.
Christto & Andrew, Christto Sanz (Puerto Rico, 1985) e Andrew Weir (Sud Africa, 1987), vivono e lavorano a Doha, in Qatar. Insieme producono fotografie, mix media e video, esplorando le identità sociali, i media e la re-interpretazione della storia. Tra le ultime mostre personali e collettive: Zeitgenossische Kunst Katar, Kraftwerk Berlin (2017); Politics of Sports, Unseen, Amsterdam (2016); Bling Bling Baby, NRW Forum, Dusseldorf, DE (2016).
Alix Desaubliaux (Nancy, 1993) è un’artista-ricercatrice presso l’unità di ricerca sul digitale di ENSBAL, a Lione. La sua pratica va dalla stampa 3D e alla ceramica, all’elettronica e alla creazione di videogiochi. Esplora la relazione che l’uomo costruisce con le entità virtuali. Desaubliaux ha esposto in mostre personali quali: Paidia, Galeire du Pavillon, Pantine, FR (2018); Ice-Golem & Cute-Kitten, Barcraft – The Achievement, Nancy, FR (2017); Genese_paysage, Modulab, Metz, FR (2017).
Kamilia Kard (Milano, 1981) è un’artista, curatrice e docente. Dopo aver conseguito una laurea in Economia Politica presso l’Università Bocconi di Milano, ottiene un diploma triennale in Pittura e una laurea specialistica in Net Art all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano. Kard si concentra sulla costruzione dell’identità nell’era di Internet, lavorando sull’immagine digitale. Ha esposto in vari luoghi tra cui i più recenti: Victoria and Albert Museum di Londra, EP7 Paris, IMAL di Brussels, Fotomuseum di Winterthur, La Triennale di Milano.
Simone Schiesari (Rovigo, 1974) si dedica da sempre alla fotografia. Nel 2001 si è trasferito a Milano, dove ha focalizzato la sua ricerca sulla rappresentazione della fisiognomica e della natura umana, esplorando in particolare la loro interazione con il mondo artificiale. Tra le mostre recenti: Prototipi, Baco Arte contemporanea, Bergamo (2018); Ritratti di giovani uomini e giovani donne, Fotografia Europea, Reggio Emilia (2017).
La mostra è presentata in occasione di festivalfilosofia 2019.
Antropotecniche
dal 13 settembre al 16 novembre 2019
Metronom, Via carteria 10, 41121, Modena
Metronom inaugura la sua nuova sede espositiva con la mostra collettiva From My Point of View, che presenta opere di Olaf Breuning, Kenta Cobayashi, Mark Dorf e Thomas Kuijpers.
From my point of view propone le ricerche di quattro artisti che in modi differenti riflettono ed esplorano le possibilità per l’artista contemporaneo di interpretare il proprio ‘ruolo’.
Da febbraio, con l’apertura della nuova sede nel centro storico di Modena, Metronom amplia la sua attività: con progetti editoriali che andranno ad affiancare l’attività espositiva, sostenendo l’impegno nella promozione dell’arte contemporanea.
Olaf Breuning (Svizzera, 1970) Vive tra New York e Zurigo.
Dopo aver esposto in importanti istituzioni internazionali, nel 2016 ottiene una retrospettiva presso il NRW-Forum di Düsseldorf. Sue mostre personali si sono tenute presso il Palais de Tokyo, Parigi (2011); Kunsthall Stavanger, Norvegia (2015); Paul Klee Museum, Berna (2013). Progetti di arte pubblica commissionati da Public Art Fund sono “Clouds,” Doris C. Freedman Plaza, Central Park (New York) e “Lightness of Being,” City Hall Park, New York.
Kenta Cobayashi (Giappone, 1992) Vive a Shibuya, Tokyo.
Dopo una formazione alla Tokyo Zokei University, espone in mostre personali da G/P gallery (Tokyo, 2017 e 2016). Il suo lavoro è stato inserito in importanti mostre collettive come GIVE ME YESTERDAY presso Fondazione Prada (Milano, 2016); New Rube Goldberg Machine, KAYOKO YUKI·KOMAGOME SOKO (Tokyo, 2016); New Material, Casemore Kirkeby (San Francisco, 2016).
Mark Dorf (New York, 1988) Vive a Brooklyn, NY.
La pratica di Mark Dorf coinvolge fotografia, i digital media e la scultura, utilizzati in modo ibrido. Interessato alla ricerca scientifica e lo sviluppo della tecnologia Dorf analizza in modo lucido e accurato ‘l’età dell’informazione’ con lo scopo di comprenderla relazione tra uomo e ambiente circostante.È stato selezionato come artista FOAM Talent 2017. Ha esposto in istituzioni internazionali come IFP Media Center, New York (2017); Postmasters Gallery, New York (2017 e 2015).
Thomas Kuijpers (Paesi Bassi, 1985) Vive a Gand, Belgio.
Kuijpers esplora i ruoli della narrazione dei media contemporanei all’interno della nostra percezione del mondo attuale e si interessa particolarmente alle modalità di rappresentazione e comunicazione del concetto di verità. Ha presentato il suo lavoro presso istituzioni internazionali come MASP, Sao Paulo (2013), Kunsthal, Rotterdam (2011), Stedelijk Museum, Amsterdam (2014), Foam Museum, Amsterdam (2015 and 2017) e Museum Arnhem, Paesi Bassi (2016).
From My Point of View
dal 27 febbraio al 22 aprile 2018 // prorogata al 5 Maggio 2018
Metronom,Via Carteria 10, 41121, Modena
Encrypted Purgatory è il nuovo corpus di lavori presentato da Christto & Andrew nell’omonima mostra personale.
Le opere della serie, composta da installazioni, fotografie e mixed media, colpiscono per la loro dimensione straniante e, grazie alla scelta di soggetti visionari, tinte forti, ambienti e oggetti ispirati a uno scenario chimerico, creano un’atmosfera conturbante. Il lavoro di Christto & Andrew evoca poeticamente la preoccupazione per un futuro sempre più dominato dalla tecnologia in cui l’uomo – nella sua versione più disumanizzata – è interamente controllato da una mente artificiale. Come in un ‘purgatorio criptato’, il visitatore si trova spaesato, sospeso in un tempo che riesce solo a vagheggiare, con codici di accesso che si possono provare a scrivere, ma che non è certo possano aprire porte di comprensione – e controllo – della realtà.
Encryped Purgatory è stata presentata in anteprima all’ultima edizione di Les Rencontres de la photographie d’Arles, dove Christto & Andrew sono stati selezionati come finalisti per il New Discovery Award, programma dedicato alla presentazione delle ricerche dei più giovani e talentuosi artisti internazionali.
Encrypted Purgatory
dal 27 ottobre 2018 al 26 gennaio 2019
Metronom, Via carteria 10, 41121, Modena
The Dust in my Pocket è la mostra personale di Annabel Elgar, che raccoglie una selezione di opere recenti della serie Cheating the Moon e la serie inedita Noon in the Desert.
Il tema della verità in fotografia è un tema che si riconfigura e si rilegge seguendo lo sviluppo e la storia stessa della fotografia, oggi più che mai a confronto con i concetti di originalità e memoria. La ‘polvere in tasca’ è un velo sottile, una traccia persistente ma inafferrabile al tempo stesso, con la quale Annabel Elgar dialoga e che saccheggia allo stesso tempo, spesso restituendoci un quadro ancora più complesso di quello di partenza. Gli indizi, i documenti, gli oggetti che Elgar ci presenta nelle sue immagini sono frutto di uno scrupoloso lavoro di indagine e di ricostruzione allo stesso tempo, ma mantengono una qualità perturbante e ambigua che attrae e incuriosisce. La verità stessa è forse un enigma?
Annabel Elgar (1971) vive e lavora a Londra.
Ha conseguito il Master of Arts in Fotografia al Royal College of Art e il suo lavoro è comparso in numerose mostre internazionali e in diverse pubblicazioni. Tra le mostre recenti alle quali ha partecipato si ricordano NUCLEUS – Imagining Science, Noorderlicht Photofestival, Paesi Bassi (2017); Photography is Magic, Aperture Foundation, New York (2016); Setting Out, apexart, New York (2016); Fotografia contemporanea nell’Europa Nord-Occidentale, Fondazione Fotografia, Modena (2015).
La mostra è presentata in occasione di FestivalFilosofia 2018.
The Dust in my Pocket
Metronom, Via Carteria 10, 41121, Modena
A Song System, mostra personale di Sanna Kannisto, è allestita nei nuovi spazi di Metronom. La mostra, a cura di Chiara Bardelli Nonino, presenta una selezione di lavori recenti e inediti di Sanna Kannisto, dalle serie Local Vernacular, Act of Flying e Days of Departure.
Come in un globo celeste, la mostra vuole disegnare costellazioni da usare come mappe per orientarsi nell’universo della fotografa finlandese, in cui convivono l’immensa biodiversità della foresta tropicale e il minimalismo del paesaggio scandinavo, il rigore dei procedimenti scientifici e l’assoluta libertà dell’arte, la fissità dell’immagine fotografica e la tensione degli animali immortalati in tutta la loro vitalità.
Il titolo della mostra fa riferimento a una specifica serie di strutture cerebrali che regolano negli uccelli canori la capacità di apprendere a comunicare, strutture che trovano analogie inaspettate con pochissime altre specie animali – tra cui l’uomo.
Sanna Kannisto (Finlandia, 1974) vive e lavora a Helsinki. I lavori di Sanna Kannisto sono stati esposti in alcune delle più prestigiose istituzioni artistiche internazionali. Nel 2011 la Aperture Foundation di New York pubblica Fieldwork, monografia dedicata al lavoro di Sanna Kannisto, con un saggio di Steve Baker.
Chiara Bardelli Nonino (1985) dal 2012 è Photo Editor di Vogue Italia. Ha collaborato con Flash Art Italia e The British Journal of Photography e nel suo lavoro di ricerca si concentra principalmente sulla fotografia contemporanea, contribuendo a progetti curatoriali ed editoriali indipendenti.
A song system
dal 30 maggio al 21 luglio 2018
Metronom, Via Carteria 10, 41121, Modena
MO’DINNA MO’DINNA (I wanna go back home) è il titolo evocativo di un’opera che interroga la nozione di luogo attraverso lo strumento della fotografia e la pratica del viaggio. Antonio Rovaldi costruisce un racconto visivo e mentale che prende avvio dal topos emiliano della via Emilia, richiamando l’eredità visiva e narrativa di due figure fondative per l’immaginario del paesaggio italiano: Gianni Celati e Luigi Ghirri. La loro poetica, fatta di derive minime, visioni periferiche e attenzione per l’ordinario, risuona nel progetto di Rovaldi come un basso continuo che orienta il gesto e l’itinerario.
Nel 2016, su invito del festival Fotografia Europea, Rovaldi accetta la sfida di un’esplorazione del paesaggio padano lungo la via Emilia, focalizzandosi sulla tratta Parma-Modena. L’artista, in quel periodo residente negli Stati Uniti, sceglie di ribaltare la direzione: parte dalla Modena americana, un’insolita omonima collocata nello Utah, per giungere solo in un secondo tempo alla Modena emiliana. La distanza tra queste due città – geograficamente distanti, ma unite da una curiosa sovrapposizione toponomastica – diventa dispositivo narrativo, intreccio di coordinate reali e immaginarie, sedimentazioni linguistiche e biografiche.
Il nome “Mo’dinna”, storpiatura fonetica statunitense di Modena, attiva un cortocircuito linguistico che apre la via a una riflessione sull’identità diasporica, sull’eredità migrante e sul paesaggio come specchio della memoria. Rovaldi attraversa fisicamente i luoghi, ma ciò che documenta non è mai mera testimonianza.
Il corpus fotografico – sessanta scatti in bianco e nero organizzati in sequenza rigorosa – si sviluppa come partitura visiva, affiancata da una traccia sonora che ne espande le suggestioni. Non si tratta di semplice rappresentazione, ma di un tentativo di entrare in relazione con ciò che appare: una “vicinanza” che si fa forma. Rovaldi non fotografa il paesaggio, ma lo ascolta, lo attraversa, lo abita. Le sue immagini non illustrano: evocano, registrano lo slittamento tra il visibile e il pensato, tra l’appartenenza e la distanza.
Antonio Rovaldi (Parma, 1975) vive e lavora a Milano. Si è diplomato nel 2000 in Arte e Fotografia presso la NABA di Milano, dove ha studiato con artisti come Hidetoshi Nagasawa e Mario Cresci. La sua pratica indaga la percezione del paesaggio attraverso l’utilizzo di fotografia, video, scultura e installazione sonora. Elemento ricorrente nella sua ricerca è la rappresentazione della distanza, fisica e mentale, fra luoghi reali e letterari, spazi collettivi e memorie autobiografiche. Nel 2006 vince il New York Prize della Columbia University e nel 2009 è Artist in Residence all’ISCP di Brooklyn.
Press Kit: link
MO’DINNA MO’DINNA (I wanna go back home)
dal 17 dicembre 2024 al 21 febbraio 2025
Metronom, Via carteria 10, 41121, Modena
Punto di rottura, è la mostra bi-personale di Eeva Hannula e Daniele Marzorati, che raccoglie una selezione delle più recenti opere degli artisti.
In archeologia, degrado e conservazione non sono antagonisti, ma forze interdipendenti che agiscono sulla materia in vista della sua sopravvivenza. Anche ciò che conserva è soggetto a trasformazione: preservare significa, inevitabilmente, modificare. Il termine “degrado” suggerisce perdita, ma descrive un processo naturale: la mutazione fisica degli oggetti nel tempo. L’intervento umano – costruire, proteggere, monumentalizzare – è una risposta simbolica al passaggio, un tentativo di dare forma alla durata.
Nel contesto artistico contemporaneo, questi processi si traducono in pratiche che interrogano la materia e l’immagine come spazi di transito. L’oggetto è forza affermativa; il concetto, ciò che sedimenta e resiste. Tra questi poli si muovono Eeva Hannula e Daniele Marzorati, adottando strategie di recupero e rielaborazione che rifiutano la linearità storica in favore di una migrazione visiva e mentale.
Hannula crea collage fotografici, elementi scultorei e poesie visive che mettono in relazione tracce fisiche e digitali, esplorando le relazioni tra memoria e immagine. Marzorati, nella serie Mare Desiderii, prende il monumento come forma stereotipata di memoria collettiva, per poi disarticolarla attraverso il passaggio tra media – fotografia analogica e disegno – generando non sostituzione, ma moltiplicazione. In entrambi i casi, è nello spostamento, nell’interstizio tra rottura e trasformazione, che si apre uno spazio critico, poetico e attuale.
Eeva Hannula (Helsinki, 1983) si è laureata come artista visiva presso l’Accademia d’Arte di Turku nel 2012 e ha completato il suo Master in Fotografia presso l’Università Aalto nel 2017. Ha anche studiato Estetica e Letteratura presso l’Università di Helsinki e Scrittura Creativa presso l’Accademia Critica in Finlandia. Tra le più recenti mostre si citano: The image was wide and it swayed towards, Forum Box Gallery, Helsinki, FI (2023); There is a possibility in this room to think of the edge and falling over it, Gallery Ratamo Jyväskylä, FI (2021); These are gestures small scenes at hand, Gallery Rajatila, Tampere, FI (2021).
Daniele Marzorati (Cantù, 1988) si è laureato nel 2007 e ha conseguito un Master nel 2013 in Arti Visive e Studi Curatoriali presso l’accademia NABA di Milano dove attualmente lavora come professore di fotografia. Tra le più recenti mostre si citano: Deplacemént, Building, Milano, IT (2019); Crossing line, San Paolo Invest, Monza, IT (2019); In linea d’aria, oTTo Space, Milano, IT (2017).
Press Kit: link
Punto di rottura
dal 14 maggio al 26 luglio 2024
Metronom, Via carteria 10, 41121, Modena