Curare l’arte, narrare la realtà.
Un luogo dove creatività e ricerca si incontrano.

Qui i nostri progetti:

© Nanni Balestrini, In aereo, 1963, Courtesy Galleria Frittelli Arte Contemporanea
© Mark Dorf, Emergent 19, 2014
© Taisuke Koyama, Untitled (SANDWICH Textures 01), 2010, Courtesy of the artist
© Daniele Marzorati, bas relief at aVDNKh Museum and playground in between some public housing in Moscow, 2022, Courtesy the artist and Metronom
© Marìa Magdalena Campos-Pons, In the Beginning, The creation of the stars, 2024, Courtesy Galleria Giampaolo Abbondio

MO’DINNA MO’DINNA (I wanna go back home)
Antonio Rovaldi

MO’DINNA MO’DINNA (I wanna go back home) è il titolo evocativo di un’opera che interroga la nozione di luogo attraverso lo strumento della fotografia e la pratica del viaggio. Antonio Rovaldi costruisce un racconto visivo e mentale che prende avvio dal topos emiliano della via Emilia, richiamando l’eredità visiva e narrativa di due figure fondative per l’immaginario del paesaggio italiano: Gianni Celati e Luigi Ghirri. La loro poetica, fatta di derive minime, visioni periferiche e attenzione per l’ordinario, risuona nel progetto di Rovaldi come un basso continuo che orienta il gesto e l’itinerario.

Nel 2016, su invito del festival Fotografia Europea, Rovaldi accetta la sfida di un’esplorazione del paesaggio padano lungo la via Emilia, focalizzandosi sulla tratta Parma-Modena. L’artista, in quel periodo residente negli Stati Uniti, sceglie di ribaltare la direzione: parte dalla Modena americana, un’insolita omonima collocata nello Utah, per giungere solo in un secondo tempo alla Modena emiliana. La distanza tra queste due città – geograficamente distanti, ma unite da una curiosa sovrapposizione toponomastica – diventa dispositivo narrativo, intreccio di coordinate reali e immaginarie, sedimentazioni linguistiche e biografiche.
Il nome “Mo’dinna”, storpiatura fonetica statunitense di Modena, attiva un cortocircuito linguistico che apre la via a una riflessione sull’identità diasporica, sull’eredità migrante e sul paesaggio come specchio della memoria. Rovaldi attraversa fisicamente i luoghi, ma ciò che documenta non è mai mera testimonianza.

Il corpus fotografico – sessanta scatti in bianco e nero organizzati in sequenza rigorosa – si sviluppa come partitura visiva, affiancata da una traccia sonora che ne espande le suggestioni. Non si tratta di semplice rappresentazione, ma di un tentativo di entrare in relazione con ciò che appare: una “vicinanza” che si fa forma. Rovaldi non fotografa il paesaggio, ma lo ascolta, lo attraversa, lo abita. Le sue immagini non illustrano: evocano, registrano lo slittamento tra il visibile e il pensato, tra l’appartenenza e la distanza.

Antonio Rovaldi (Parma, 1975) vive e lavora a Milano. Si è diplomato nel 2000 in Arte e Fotografia presso la NABA di Milano, dove ha studiato con artisti come Hidetoshi Nagasawa e Mario Cresci. La sua pratica indaga la percezione del paesaggio attraverso l’utilizzo di fotografia, video, scultura e installazione sonora. Elemento ricorrente nella sua ricerca è la rappresentazione della distanza, fisica e mentale, fra luoghi reali e letterari, spazi collettivi e memorie autobiografiche. Nel 2006 vince il New York Prize della Columbia University e nel 2009 è Artist in Residence all’ISCP di Brooklyn.

Press Kit: link

MO’DINNA MO’DINNA (I wanna go back home)
dal 17 dicembre 2024 al 21 febbraio 2025
Metronom, Via carteria 10, 41121, Modena

0
0
Your Cart
Your cart is emptyReturn to Shop