Curare l’arte, narrare la realtà.
Un luogo dove creatività e ricerca si incontrano.

Qui i nostri progetti:

© Nanni Balestrini, In aereo, 1963, Courtesy Galleria Frittelli Arte Contemporanea
© Mark Dorf, Emergent 19, 2014
© Taisuke Koyama, Untitled (SANDWICH Textures 01), 2010, Courtesy of the artist
© Daniele Marzorati, bas relief at aVDNKh Museum and playground in between some public housing in Moscow, 2022, Courtesy the artist and Metronom
© Marìa Magdalena Campos-Pons, In the Beginning, The creation of the stars, 2024, Courtesy Galleria Giampaolo Abbondio

OVERPOPULATION | SARA BEZOVSEK

Overpopulation è l’intervento video nella programmazione di RABBIT HOLE,edizione di DIGITAL VIDEO WALL, progetto a cadenza annuale strutturato a capitoli tematici, volto a promuovere la diffusione e la sperimentazione dell’arte digitale.

Overpopulation fa parte di un corpus più esteso in continua espansione dal titolo SND. An Interactive Story Game (2020-ongoing). È composto dalla homepage, intitolata You Are Here, che raffigura vari scenari apocalittici, e da molteplici sottopagine in continua crescita, che mostrano ciò che potrebbe accadere dopo la fine del mondo. L’opera selezionata per il Digital Video Wall si inserisce in questo corpus di opere dipingendo un futuro distopico in cui si intuisce che la costante crescita della popolazione terrestre ha portato inevitabilmente alla progressiva estinzione della stessa. La pagina html in cui è ospitata l’opera si apre con una serie di immagini che ritraggono spiagge di diverse parti del mondo stracolme di persone, quasi a creare un’unica massa organica che si muove in sincrono, come migliaia di formiche in un formicaio. Mano a mano che scorriamo il contenuto, l’ambientazione marina lascia il posto ad immagini che raffigurano diversi tipi di manifestazioni, da quelle religiose che hanno luogo in India, alle proteste, alle manifestazioni sportive che hanno luogo negli stadi. Dalla popolazione il focus passa alle città, organismi architettonici al collasso, che non riescono più ad ospitare i propri cittadini, i quali si stipano in abitazioni che ricordano le case formicaio di Hong Kong, fino a dipingere un futuro in cui anche le risorse alimentari inizieranno a scarseggiare, sia per la grandissima quantità di rifiuti prodotta sia per l’impossibilità di sostenere una produzione tale da sfamare miliardi e miliardi di persone sulla terra. Overpopulation è un collage fotografico e filmico in cui le immagini si alternano ad estratti di alcuni dei film più popolari usciti negli ultimi anni anni, come Ready Player One, fino a classici della science fiction come The Fifth Element (1997), fino a serie cult come South Park.

Le opere di Sara Bezovšek sono come matriosche: immagini, parole, video, link, possono condurre ad altrettante pagine o contenuti online, tanto che le modalità di fruizione dei suoi lavori possono essere letteralmente definiti come un rabbit hole, un deep dive nei meandri più reconditi di internet e della cultura pop. In questa stratificazione di media e linguaggi diversi si diramano numerose linee narrative che lo spettatore può seguire liberamente per creare svariate associazioni, legate sia al riconoscimento di ogni singolo contenuto, che in relazione alla storia generale. Il fulcro delle sue incursioni nella cultura pop è da rintracciarsi in una visione apocalittica del destino dell’umanità.

Sara Bezovšek è una visual artist che si occupa di nuovi media, film sperimentali e graphic design. La sua pratica artistica si estrinseca attraverso un minuzioso lavoro di ricerca e archiviazione, che successivamente collassa in esperienze visive interattive attraverso pagine internet create appositamente. Sara intercetta i contenuti della cultura mainstream che popolano il nostro panorama visivo, come pubblicità, programmi TV, film, serie, meme di internet, GIF, video musicali, post, e molto altro ancora, per costruire collage digitali navigabili fino all’infinito: le sue pagine web intersettive sono infinite scroll in cui l’artista dipinge una contemporaneità dell’orrore, in cui cambiamenti climatici, sovrappopolamento, crisi globali, minacciano il futuro dell’umanità.

Overpopulation| SARA BEZOVSEK
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STEALING UR FEELINGS | NOAH LEVENSON

Stealing Ur Feelings (2019) è l’intervento video nella programmazione di RABBIT HOLE,edizione di DIGITAL VIDEO WALL, progetto a cadenza annuale strutturato a capitoli tematici, volto a promuovere la diffusione e la sperimentazione dell’arte digitale.

Nel 2019 Noah Levenson ha realizzato Stealing Ur Feelings, descritta dall’artista come «un’esperienza AR basata sul deep learning che analizza le reazioni del viso per rivelare i pericoli dei programmi di sorveglianza emotiva delle Big Tech», con il supporto della Mozilla Foundation. L’opera video, della durata di circa 6 minuti, è stata premiata al Tribeca Film Festival ed esposta alla Tate Modern, oltre ad essere stata approfondita in diversi altri contesti, come il MIT e il Museum of the Moving Image. Levenson mette in mostra come le aziende stiano utilizzando tecnologie via via sempre più raffinate per decodificare gli stati emotivi degli utenti, ciò per cui provano sdegno o interesse, ed utilizzare tali indicatori per creare un profilo emotivo delle persone. Utilizzando tecnologie legate al face tracking, unite a quelle legate all’eye tracking e al mouth tracking per cogliere le microespressioni sul nostro volto, è possibile creare database dedicati alla profilazioni degli utenti per capire a quali contenuti siano più interessati ed allenare gli algoritmi a dare in pasto agli utenti lo stesso tipo di informazioni o contenuti di intrattenimento. Aziende come Snapchat e Instagram, che fanno ampio uso di filtri facciali per consentire agli utenti di condividere le proprie emozioni e i propri stati d’animo, utilizzano tali informazioni e sfruttano (legalmente) tecnologie che riescono ad accedere alla fotocamera degli utenti (utilizzata per l’applicazione dei filtri facciali) per tracciare i propri comportamenti e i propri interessi.

Levenson è un programmatore e artista statunitense il cui lavoro si concentra in particolar modo sullo studio dell’intelligenza artificiale e il ruolo che l’IA ha sulla vita di tutti i giorni, dalle tecnologie di riconoscimento facciale fino al suo utilizzo per targettizzare e monitorare le attività di consumo online. Le ultime ricerche di Levenson ruotano attorno al problema della “decentralizzazione”, ovvero, come afferma lo stesso artista, «la sfida di collegare in modo efficiente gli utenti alle risorse quando non sanno bene cosa stanno cercando». Il campo di ricerca di Noah Levenson è decisamente eterogeneo: oltre al progetto Stealing Your Feelings, ha lavorato anche nell’industria videoludica, nello specifico con Nintendo, partecipando allo sviluppo delle dinamiche di collisione per Mario Kart Live, ha realizzato un film interattivo dal titolo Weird Box, un film interattivo che trasforma magicamente qualsiasi account Instagram pubblico nel motivo della bizzarra rottura di una coppia, ha sviluppato una app fake per prendere in giro la “bro culture”, oltre ad essersi occupato di tecnologia a vari livelli per diverse testate giornalistiche e come guest lecturer in università come la NYU.

 

Stealing Ur Feelings| Noah Levenson
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EKPYROSIS | LÉA PORRÉ

Ekpyrosís è l’intervento video nella programmazione di RABBIT HOLE, edizione di DIGITAL VIDEO WALL, progetto a cadenza annuale strutturato a capitoli tematici, volto a promuovere la diffusione e la sperimentazione dell’arte digitale.

Per il Digital Video Wall, Léa Porré presenta Ekpyrosís, anch’esso legato alla sua pratica di worldbuilding. L’artista utilizza la tecnica del reenactment, ovvero della rievocazione, per mettere in scena eventi storici e rituali che potrebbero essere accaduti, oppure no, utilizzando scenografie generate al computer. L’opera offre una rilettura critica della monarchia francese attraverso una visione ciclica della Storia, «dove i suoi incontri impossibili e transistorici fanno collassare il tempo umano e quello profondo», come afferma l’artista stessa. Il titolo dell’opera deriva dal termine greco ekpýrosis, da ek “fuori” + pýros, “fuoco”, cioè «[uscito] fuori dal fuoco»), ovvero ecpirosi, che nella filosofia greca indica una distruzione ciclica dell’universo a causa di un grande incendio, un fuoco cosmico, da cui successivamente tutto dovrebbe rinascere.

La pratica artistica di Porré si innesta sul concetto di world-building, che prevede la costruzioni di mondi virtuali più o meno fittizi e a livelli più o meno vicini alla nostra realtà a partire da tecnologie digitali di diverso tipo, soprattutto i game engine, ovvero motori grafici utilizzati solitamente per la realizzazione dei videogiochi. Nel suo caso, Porré costruisce mondi 3D attraverso cui “scava nelle sue memorie ancestrali”, intrecciando micro storie narrative e motivi mitologici. Le sue opere si costituiscono come “palazzi della memoria”, come li definisce l’artista stessa, attraverso cui analizzare il passato e il presente, e cercare di prevedere il futuro.Léa Porré fa uso estensivo di simboli e archetipi per dissipare i confini che dividono la realtà dalla finzione alla ricerca di linee narrative alternative. Attraverso le sue opere Léa Porré immagina scenari alternativi attraverso cui immagina di riscrivere il processo storico di accadimenti realmente accaduti, come la rivoluzione francese, e fa un uso estensivo dell’immaginario legato al “ruin porn”, molto popolare su piattaforme come Instagram, che privilegiano immagini raffiguranti edifici in rovina, paesaggi decadenti, da cui scaturisce da un lato un senso di tristezza e malinconia per un tempo ormai passato, dall’altro fascinazione per un passato che tentiamo di percorrere a partire dai frammenti che ci sono rimasti. Léa Porré concepisce il suo ruolo di artista come quello di un archeologo che «rimette in scena artefatti e rituali, perduti o immaginari, in cui ricreare realtà alternative», come spiega durante un’intervista per ITSLIQUID, e continua «la mia pratica artistica si basa su un’indagine del nostro conscio e inconscio collettivo, che mira ad andare oltre le dicotomie di Bene e Male, Sacro e Profano».

Ekpyrosis| Léa Porré
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@REALSELFCINDY | KATIE TORN

@RealSelfCindy (2016) è l’intervento video nella programmazione di RABBIT HOLE,edizione di DIGITAL VIDEO WALL, progetto a cadenza annuale strutturato a capitoli tematici, volto a promuovere la diffusione e la sperimentazione dell’arte digitale.

Verrà presentato il lavoro di Katie Torn, @RealSelfCindy (2016, VIDEO, MP4). La pratica di Torn può essere descritta come un processo di assemblaggio di elementi disponibili online e materiale di scarto digitale che, nelle sue opere, si trasformano in scene virtualmente simulate a partire dai detriti di internet e dalla cultura di consumo. L’artista utilizza la computer grafica e i video 3D per modellare patchwork visivi che racchiudono sprazzi della cultura di internet. I suoi collage visivi sono reminiscenti dell’immaginario onirico surrealista, in cui materia organica e sintetica, corpi umani, vegetali e animali, si combinano tra loro per creare nuove realtà e nuovi soggetti individuali. Nelle sue opere ritroviamo i mini cavalli di My Little Pony, barbie e bambole varie, illustrazioni che ricordano i volti di Fornasetti, il tutto mischiato e mescolato ad asset digitali e animazioni che rendono le opere di Katie Torn un milieu di media e soggetti. Come afferma la stessa artista in merito alla sua pratica, «il mio lavoro offre una visione di un nuovo tipo di sostanza “naturale” che ha origine nel virtuale e fonde materiali organici e sintetici». I suoi paesaggi fantastici aprono le porte ad un nuovo tipo di individualità, che si declina nei meandri delle numerose piattaforme digitali che abitiamo. La sua indagine artistica riflette sul concetto di identità digitale, e i suoi ritratti personali applicano al suo volto e al suo corpo filtri simili a quelli di Instagram, generando mille volti sempre diversi, con occhi, bocche nasi, seni, capelli, provenienti da un puzzle identitario.
Katie Torn riflette anche sulla cultura capitalista contemporanea inserendo nelle sue installazioni “avanzi del mondo capitalistico”, spazzatura, tubi idraulici, frammenti di pubblicità, rifiuti tecnologici in un caos visivo che indaga la deriva ambientale a cui siamo arrivati ma anche l’impulso umano all’accumulo, dentro e fuori i mondi virtuali.

@RealSelfCindy è una serie di 6 video commissionata da DAATA Editions nel 2016 in cui l’artista esamina il suo corpo e la sua persona attraverso una serie di filtri che ne deformano il viso e la corporatura aggiungendo dettagli vegetali come fiori, piante, ali, frutti esotici, in un ritratto quasi carnevalesco che ricorda molto le scomposizioni dei soggetti cubisti. Katie Torn sperimenta le sue diverse personalità di fronte alla telecamera, proprio come quando giochiamo con i filtri di Instagram per cambiare i nostri connotati. In questo universo magico in cui realtà e virtualità si incontrano, il soggetto umano e il suo avatar si immergono in un continuum visivo spazio temporale per tracciare i confini di una personalità diffusa su piattaforme digitali diverse ma allo stesso tempo complementari. I filtri facciali che Katie Torn applica su se stessa sottolineano le potenzialità del sé di moltiplicarsi senza limiti per “giocare con la propria identità e provarne di nuove”, come afferma Sherry Turkle.

@Realselfcindy| Katie Torn
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SLEEP MADE SIMPLE | BOB BICKNELL-KNIGHT

Sleep Made Simple (2019) è l’intervento video nella programmazione di RABBIT HOLE a cura di Gemma Fantacci. DIGITAL VIDEO WALL è un progetto a cadenza annuale strutturato a capitoli tematici, volto a promuovere la diffusione e la sperimentazione dell’arte digitale e promosso da METRONOM.

Sleep Made Simple si compone di una serie di sette video individuali che, come spiega l’artista stesso, «funzionano come una successione di pubblicità per una società fittizia senza nome che promuove il benessere e la meditazione, preannunciando il futuro del capitalismo, della sanità digitale e della sorveglianza». L’opera si appropria dell’iconografia tipica di Instagram e delle sue storie, nonché l’estetica isometrica delle infografiche e lo scorrimento laterale tipico delle notizie condivise al telegiornale. Data la natura del Digital Video Wall, l’opera si presenta priva di audio, ma nella sua concezione originaria il video è caratterizzato da una traccia audio tipica dei video di rilassamento popolari su YouTube e, allo stesso tempo, una voce maschile legge il testo in sovrimpressione con un tono che ricorda quello delle applicazioni per la meditazione guidata. Bob Bicknell-Knight realizza una serie di pubblicità fittizie in cui l’osservatore è invitato a lasciarsi guidare dai servizi offerti da questa fantomatica azienda per il miglioramento non solo del proprio corpo, ma soprattutto della propria salute mentale. L’opera riflette sulla crescente influenza che le applicazioni, i servizi digitali e gli smartwatch, ideati per monitorare la salute psico-fisica dell’individuo, hanno sulla nostra società e sul modo in cui le aziende utilizzano i nostri dati per lo sviluppo di pubblicità e servizi sempre più targettizzati. Il nostro benessere è diventato ormai un bene di consumo assoggettato alle logiche capitaliste, suddiviso in una serie di task e attività (come ad esempio fare un certo numero di passi al giorno) tracciabili per quantificare il nostro livello di salute fisico e mentale. Ogni individuo si tramuta così in un pugno di dati a servizio delle grandi aziende tech affinché possano sviluppare nuovi servizi, sempre più sofisticati, per massimizzare i propri profitti. Sleep Made Simple è stato commissionato da Daata Edition per il Bass Art Museum di Miami.

Bob Bicknell-Knight è un artista, curatore e scrittore londinese che lavora con diversi media, tra cui l’installazione, la scultura, il video e i media digitali. Il suo lavoro trae ispirazione dal capitalismo di sorveglianza e riflette sull’iperconsumismo di Internet. Utopia, distopia, automazione, sorveglianza e digitalizzazione del sé, sono alcuni dei temi che emergono dalla sua disamina critica delle tecnologie contemporanee.

Sleep Made Simple| BOB BICKNELL-KNIGHT
METRONOM|Via Carteria 10 | 41121 Modena

JUST ANOTHER DAY AT THE OFFICE | NICK DENBOER

Just Another Day at the Office (2021) è l’intervento video nella programmazione di RABBIT HOLE a cura di Gemma Fantacci. DIGITAL VIDEO WALL è un progetto a cadenza annuale strutturato a capitoli tematici, volto a promuovere la diffusione e la sperimentazione dell’arte digitale.

Just Another Day at the Office è una “finestra rotante sul posto di lavoro moderno”, come la definisce l’artista stesso, nata come NFT e della durata di due minuti, il tempo necessario, a detta di DenBoer, per apprezzare tutti i dettagli presenti sulla scena. In questo loop, lo sguardo dello spettatore è catapultato all’intersezione di quattro cubicoli, quei micro spazi tipici degli uffici americani e che ricorrono spesso nei film e nelle serie TV in cui la vita d’ufficio fa da ambientazione principale, e ognuno di essi è abitato da un personaggio totalmente fuori di testa, stereotipo della “office life” portato alle estreme conseguenze. In Just Another Day at the Office il caos regna sovrano: in un cubicolo vediamo rappresentato lo stereotipo del tipico office creep, quasi totalmente nudo, che utilizza la fotocopiatrice per fotocopiarsi morbosamente le parti intime; in un altro sembra esserci un responsabile della sicurezza, oppure un gamer scatenato che indossa il visore della realtà virtuale, balla sulla pedana del videogioco DANCE DANCE ed è collegato ad un PC da gaming; non può mancare la maniaca dell’ordine, forse una tipica Karen, con la scrivania ordinata e rigorosamente rosa, con post-it ovunque per non scordarsi il benché minimo dettaglio, che ci tiene ad essere festeggiata dall’intero ufficio nel giorno del suo compleanno ma che, allo stesso tempo, si spiaccica la faccia contro una torta. Forse un attacco di office burnout? Infine, l’assurdo dell’assurdo: un cubicolo abitato da un water con un tentacolo simil alieno che emerge dal fondo e tantissimi rotoli di carta igienica sparsi attorno. A loro volta, questi 4 microcosmi sono circondati da scatoloni, un topo morto, mazze da golf, bicchieri accartocciati, un fusto di birra, tutti quei cliché che fanno parte della vita da ufficio – lo show The Office è un esempio eclatante – e dei suoi stereotipi, e che nell’opera di DenBoer vengono accorpati insieme in un abisso grottesco, esilarante, estremo, che si ripete all’infinito. Anche la soundtrack che accompagna l’opera è un loop elettronico che esalta a sua volta l’irriverenza di una narrazione che si fa specchio di una quotidianità a cui ormai sembra non esserci via d’uscita: il tema della vita d’ufficio ha dato vita ad una miriade di meme che, specialmente dopo la pandemia, hanno sottolineato la problematicità di dinamiche tossiche, moleste, addirittura esasperanti. Un un circolo vizioso ormai consolidato e da cui si tenta di uscire.

Just Another Day at the Office (2021, VIDEO, MP4) di DenBoer video artista, regista, editor, VFX artist, remixer, e produttore musicale canadese dallo stile visivo unico, spesso irriverente e grottesco, utilizza il video e una vasta pletora di effetti visivi per la realizzazione di contenuti audiovisivi che impiegano tecniche di remix e appropriazione per la creazione di scene surreali, assurde, fuori da ogni regola. L’estetica di Nick DenBoer, in arte Smearballs, attinge da numerose influenze, in primis la cultura del remix propria di Internet, ma anche la cultura pop e quella videoludica, e si caratterizza per uno stile graffiante, acido, strano, addirittura confusionario. La produzione artistica di DenBoer getta in faccia all’osservatore tutte le storture della società contemporanea e le modalità esasperate di consumo dei media in chiave del tutto ironica, deformata, strana, uncanny, come direbbe Mark Tribe. I suoi video sono delle creature frankensteiniane, un complesso assemblaggio di found footage, video, fotografia, modelli 3D, textures, musica e sound fx, con cui mappare una cultura popolare che si muove tra meme, shorts, trend, fenomeni di Internet, clichè, in modo chirurgicamente perfetto.

Just Another Day At The Office| Nick Denboer
METRONOM| Via Carteria 10 | 41121 Modena

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