Nata nel 1973, vive e lavora a Parma
Delicatezza ed essenzialità del tratto fotografico di Benedetta Alfieri vogliono suggerire che qualcosa c'era, qualcosa c'è stato. I soggetti decontestualizzati, immersi in uno sfondo bianco, mutano in un rifiuto nei confronti della rappresentazione esteriore arrivando a produrre un effetto straniante, di trasfigurazione della realtà. Una visione assoluta, sospesa nel tempo e nello spazio.
Nel suo percorso di ricerca ed elaborazione artistica, l'esperienza del vissuto è rappresentata come assenza del corpo. Nella serie Corpus Absconditum (2006) l'abito, ridotto ad una sagoma sospesa nello spazio, si fa segno di un vissuto femminile divenendo un racconto, un reperto di memorie individuali.